Un proprietario locatore che riceve un DPE classificato G sul suo bilocale parigino alla fine del 2024 si trova di fronte a un muro: ristrutturare prima del divieto di affitto, vendere in perdita, o ritirare l’immobile dal mercato. Questo scenario si presenta sempre più spesso e riassume la tensione che attraversa il settore immobiliare nel 2024.
Il mercato non si riduce più a una curva dei prezzi o a un tasso di interesse. Le restrizioni normative, la ristrutturazione dell’offerta locativa e il comportamento degli acquirenti ridisegnano le regole del gioco.
DPE e immobili energeticamente inefficienti: la restrizione che ristruttura il mercato locativo nel 2024
Dal 1° gennaio 2023, gli immobili che consumano più di 450 kWh/m²/anno (i G+) sono esclusi dal parco locativo decente. Al 1° gennaio 2025, l’intera classe G è vietata per le nuove locazioni e i rinnovi. La legge Climat e Résilience stabilisce un calendario rigoroso:
- Classe G completa: divieto effettivo da gennaio 2025 per qualsiasi nuovo contratto di locazione in metropoli.
- Classe F: divieto previsto per il 1° gennaio 2028, il che lascia poco margine ai locatori interessati.
- Classe E: scadenza fissata al 1° gennaio 2034, ma le proprietà condominiali dovranno anticipare il DPE collettivo molto prima.
Sul campo, questa meccanica produce due effetti simultanei. Da un lato, gli immobili escono dal mercato locativo per mancanza di lavori realizzati in tempo. Dall’altro, una parte di questi alloggi passa alla vendita, spesso con uno sconto legato all’etichetta energetica.
Per seguire queste evoluzioni normative e il loro impatto concreto sulle transazioni, si trovano analisi regolari su sito perspectivemedia.fr dedicato all’immobiliare che dettagliano questi argomenti per segmento di mercato.
I feedback variano su questo punto a seconda dei territori: nelle zone tese, i proprietari intraprendono più facilmente ristrutturazioni perché il rendimento locativo giustifica l’investimento. In zona rurale, la vendita con sconto rimane spesso l’unica opzione realistica.

Transazioni immobiliari 2024: un pavimento raggiunto dopo tre anni di calo
Il volume delle vendite nel mercato dell’usato ha continuato a scendere nel 2024. Secondo la Fnaim, il mercato ha registrato circa 775.000 transazioni, con un calo dell’11% rispetto al 2023. Si parla del livello più basso da diversi anni.
Il calo non è uniforme. I mercati urbani densi hanno resistito meglio, sostenuti da una domanda strutturale che non scompare.
Un secondo semestre 2024 che stabilizza i volumi
Il primo semestre del 2024 proseguiva la dinamica discendente del 2023. Il cambiamento è iniziato nel secondo semestre, con una stabilizzazione dei volumi di vendita che fa intravedere un pavimento. I successivi abbassamenti dei tassi d’interesse decisi dalla Banca centrale europea hanno allentato la restrizione del credito, anche se l’effetto sulle rate rimane progressivo.
Concretamente, un acquirente che si vedeva rifiutare il proprio dossier all’inizio del 2024 ha potuto ottenere un accordo di principio sei mesi dopo, a progetto identico. Il sblocco deriva sia dalla diminuzione dei tassi che dall’allentamento dei criteri di istruttoria da parte di alcuni istituti.
Prezzi immobiliari in Francia: correzione moderata e disparità locali
Dopo un calo del 4% nel 2023 (media annuale secondo il Consiglio superiore del notariato), la correzione dei prezzi si è attenuata nel 2024. La Fnaim parla di un ribasso più moderato, dell’ordine di qualche punto percentuale, con forti variazioni a seconda della localizzazione e del tipo di immobile.
Si osserva un netto disaccoppiamento tra l’usato e il nuovo. Il mercato dell’usato tende verso una stabilizzazione dei prezzi nelle grandi metropoli, mentre il nuovo rimane sotto pressione con costi di costruzione elevati e una produzione in calo.
Ciò che gli indici non mostrano sempre
Gli indici dei prezzi medi nascondono un fenomeno di selezione. Gli immobili che si vendono nel 2024 sono più spesso alloggi ben classificati al DPE, in posizioni ricercate. Le passività energetiche, invece, rimangono in vendita più a lungo o subiscono trattative più dure.
Per un acquirente, ciò significa che il prezzo esposto non riflette il margine di negoziazione reale, soprattutto sugli immobili energivori.

Tassi di interesse sui mutui: la distensione avviata cambia le carte in tavola per gli acquirenti
Il 2023 si era concluso con tassi medi superiori al 4% su 25 anni. Nel 2024, i successivi abbassamenti dei tassi d’interesse della BCE hanno portato a un progressivo ribasso dei tassi proposti dalle banche commerciali.
Sul campo, la differenza si misura in capacità di prestito. Una famiglia che poteva finanziare un immobile di 200.000 euro all’inizio del 2023 recupera diverse migliaia di euro di capacità aggiuntiva alla fine del 2024, a redditi costanti. Questo guadagno meccanico non cancella l’aumento precedente, ma riapre la porta a progetti bloccati da due anni.
Le banche hanno anche adeguato la loro postura commerciale. Dopo un periodo di razionamento del credito, diverse reti hanno rilanciato offerte attraenti per catturare i primi acquirenti, un segmento che era praticamente scomparso dalle statistiche nel 2023.
Quale impatto concreto sulle decisioni d’acquisto
La distensione dei tassi non è sufficiente a rilanciare massicciamente il mercato. Il contesto economico (occupazione, restrizioni di bilancio, incertezze politiche) frena le decisioni. Si vedono acquirenti meglio finanziabili ma più cauti, che si prendono il tempo per confrontare e negoziare.
Il mercato immobiliare del 2024 non è né in crisi aperta né in ripresa netta. È un anno di transizione in cui gli acquirenti con un apporto solido e un progetto chiaro riescono a ritagliarsi il loro spazio, mentre i venditori di immobili mal classificati al DPE devono accettare un aggiustamento di prezzo che, solo due anni fa, sarebbe sembrato impensabile.



